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Former freelance web developer Barbara Jacob was on the verge of breakdown because of appalling customers behavior and the huge mortgage she had to repay for all her foreseeable life. So one day she escaped to London, where she isn't happier but at least she can keep the wolf from the door. Well, and now that we are here, what we will do with our life?- December 2009 (1)
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Naomi Klein, The shock doctrine. Disponibile in paperback in inglese, e penso anche in italiano, anche se non ho idea di che titolo gli abbiano dato.
E' raro che io consigli un libro, sia qui che nella vita reale (anche perché di solito leggo della roba che ucciderebbe un bradipo dalla noia), e soprattutto un libro legato al movimento antiglobalizzazione, dopo che No-logo della Klein e soprattutto l'orribile Tescopoly di Andrew Simms (questo vi invito a NON leggerlo, libri di sinistra così vuoti e tendenziosi fanno diventare di destra) mi hanno fatto l'effetto di puro e semplice rant utopico-nostalgico.
Però questo è diverso. Intanto è pieno di fatti ed anche se la lettura dell'autore è molto personale, non si discosta mai dall'analisi oggettiva, anche quando sembra contraddire le sue tesi. Secondo, le sue tesi non fanno una piega, ne esce una rilettura della storia recente che riesce a riconciliare dati in apparenza contraddittori.
Non ultimo, anche se il libro non parla dell'Italia, è facilissimo rileggere nelle vicende latino-americane la stessa strategia del terrore prima bombarolo e poi esclusivamente economico che è stata sviluppata e continua tutt'ora nella mia terra natìa. Alla fine, l'informazione mainstream serve sempre i poteri forti - sono uscita dalla lettura completamente disillusa su questo(1). Ed il potere più forte, in parte in Europa e completamente negli USA, è in mano all'oligarchia economica(2), non ai governi.
Tra le altre cose, vi ho trovato conferma di quello che, da ignorante economica avevo sempre sospettato: per sua natura, il capitalismo lasciato a se stesso tende ad accentrare tutto il potere e tutta la ricchezza nelle mani di pochi. Per sopravvivere all'inevitabile fuga verso l'alto delle risorse, esso ha bisogno incessante di nuovi territori, di nuove frontiere, non troppo diversamente da uno schema piramidale. La colonizzazione economica è una necessità inevitabile per mantenere in piedi la baracca, non un danno collaterale. Il free market, lasciato completamente free per un sufficiente periodo di tempo, tende ad annullare l'esistenza della classe media, dividendo la popolazione in una maggioranza miserrima ed una minoranza straricca(3). Questo l'autrice non lo dice, ma sospetto che un giorno le risorse finiranno ed i mercati saranno tutti sfruttati - a meno di non colonizzare Marte, non vedo come tutto questo possa continuare.
(1) tra l'altro, mi ha rinforzato nella decisione di non leggere più repubblica.it, giornale radical-chic prontissimo a concedere tutte le luci della ribalta ad ogni cagata elargita al mondo dal Duca di Montezemolo e da Ratzinger. Se quel giornale è di sinistra io sono un canguro (e sì, ogni tanto salto).
(2) Dalla quale, come dimostra benissimo il film The corporation, tutto quello di buono che ci si può aspettare sono benefici indotti, in altre parole quel che sfugge all'hoovering delle risorse da parte di detta oligarchia.
(3) esistono società dove la ridistribuzione delle risorse fa parte della tradizione (i paesi scandinavi, ed in parte il Regno Unito anche se la Thatcher ha fatto molto per farlo dimenticare). Approfittiamone finché dura, penso ancora non molto.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 27/07/08 at 02:40:52 pm | randomly put in the category Life on Mars, Sul comodino | | Leave a commentThere were dragons

Bright Lights Dark Shadows: The Real Story of ABBA (Paperback)
by Carl Magnus Palm, 2002, Omnibus Press, 592 pag.
Una delle chiavi di lettura più interessanti del libro è quella dell'ascesa e caduta di un modello di business tradizionale che affonda le sue radici nell'austerità della seconda guerra mondiale. Un modello di business che è quello non tanto degli Abba, quanto del loro manager, Stig (Stikkan) Andersson, uomo d'affari accentratore e old school. Gli ultimi capitoli, dedicati alla storia delle loro avventure nel mondo finanziario, sono involontariamente comici - per una che ne azzeccano, dieci che cannano miseramente.
Ma è anche una storia in cui è molto facile immedesimarsi: come da giovani si crede di sapere quello che si vuole, poi si capisce di non sapere, e poi ci si accontenta di non sapere, si diventa egoisti e si litiga ed i vecchi equilibri non funzionano più, e come ci siano dei limiti pesanti a quello che si può fare nell'arco di una vita, per quanto possa andare bene. Ma i quattro prodi ne escono comunque abbastanza bene, chi più chi meno, ed abbastanza simpatici all'occhio del lettore.
E il libro? Vale la pena di leggerlo, una vera macchina del tempo! Gli anni settanta erano davvero un altro mondo, dove un paese poteva montare uno scandalo sulla scelta della canzone da mandare al Festival dell'Eurovisione, dove la sinistra era dura e pura e si prendeva sul serio ed i video musicali erano girati su pellicola, nel cortile di casa delle star ed in un pomeriggio. Un mondo anche accigliato, dove gli Abba venivano censurati in America per aver detto che nel Cile c'era una dittatura, e in URSS per aver detto che in Polonia c'era una dittatura. Un tempo dove essere giovani ed europei era una figata. Davvero incredibile che ci fossimo anche noi, seppure bambini; di certo, dovevano esserci i dragoni, in quello strano mondo antico.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 13/08/07 at 05:24:33 pm | randomly put in the category Sul comodino | | Leave a commentUna vita difficile

Who on Earth Is Tom Baker?
Tom Baker - HarperCollins, 1997
Le autobiografie di solito sono una discreta ciofeca. O sono chiaramente scritte da un ghost-writer, o sono scritte male, o - quasi sempre - rasentano l'agiografia.
Non questa: è scritta con le manine sante dell'autore, è scritta bene ed è totalmente priva di hubris, così priva, di fatto, che alla fine ci si domanda se l'autore ci sia tutto con la testa. Non cerca la simpatia del lettore, non cerca di provocare; non è modesto nel vero senso della parola: cose meravigliose ed orride sono raccontate con la stessa divertita indifferenza e lo stesso tagliente realismo. L'emozione traspare qua e là, ma è sempre occultata da una muscolosa ironia. Ed il finale è un intenso anti-climax, casomai il lettore si domandi se Tom Baker dopo il successo si sia montato la testa.
E' un bel libro, così bello che vi consiglio di leggerlo anche se non avete la più pallida idea di chi sia Tom Baker: non è veramente importante per apprezzarlo. Anzi, se siete suoi fan rimarrete forse delusi dal fatto che la narrazione dei suoi dieci anni di fama non occupa più di quindici pagine. Potete leggerlo come se si trattasse di un romanzo su un pisquano qualunque, che diventa via via frate, infermiere privato, attore, muratore, star internazionale, mosca da bar ed infine vecchietto placato e collezionista di gatti, ma senza la soddisfazione di aver concluso granché - il che peraltro non sembra preoccuparlo.
L'ho letto anni fa ed ora sto per rileggerlo: ricordo perfettamente diversi episodi, ad esempio una delle scene più drammatiche, quella in cui tenta di uccidere la suocera. Oppure il tentato suicidio: il suicidio più amaro ed antiromantico di cui abbia mai letto. Ma più di tutti, verso la fine, il sorprendente incontro fortuito con l'ex-moglie mi torna in mente come paradigma delle distanze voraginose che il tempo apre sotto i nostri piedi, quando lo si lascia fare. Su una nota più leggera, la scena in cui si mette a piangere davanti a Pasolini (non per reverenza, ma perché il Maestro gli chiede di recitare una cosa decisamente difficile! Per fortuna che l'ingegno dei tecnici di Cinecittà toglie il Nostro d'impiccio.) mi ha colpito alquanto.
Dalla lettura ricordo di essere uscita perplessa per la totale assenza di catarsi o conclusioni più o meno rassicuranti: è andata così, dice il buon Tom, ma non ci ricama su nemmeno un po', e non c'è morale in questo racconto, né considerazioni edificanti. Le vite vere, d'altronde, spesso non hanno capo né coda: a volte il senso non si vede neppure a posteriori.
Se cercate un bel libro per esercitare il vostro inglese, questo fa al caso vostro; esiste anche una versione condensata e narrata da Tom Baker su file audio: vi consiglio anche quella. Personalmente metto questa storia nel mio catalogo "storie di vite notabili ma lo stesso orrende" insieme ad esempio a Crazy Diamond, ma credo di avere un bias particolare verso la tristezza degli altri: la maggior parte dei commenti dei lettori su amazon ed altri siti la definiscono hilariously funny. Ebeh.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 09/04/07 at 03:15:34 pm | randomly put in the category Sul comodino | | 7 commentsFattanza
Sono stanca di fare le giornate di quattordici ore perché certi clienti richiedono la consegna di siti megagalattici in due settimane. Ho voglia di andare su un'isola deserta.
Nel gran casino ho trovato il tempo di leggere un libro sulla sindrome di Asperger, comprato per una curiosità sciocca perché l'autrice è una mia quasi omonima. E' un romanzo, con un paio di intermezzi saggistici, saltati a pié pari alla prima lettura perché volevo sapere come andava a finire il romanzo: l'ho letto mentre andavo in giro, al bar, al ristorante. Ho persino letto una pagina mentre ero ferma in macchina ad un semaforo.

La parte narrativa è come guardare dal vivo un incidente ferroviario. Scritta molto abilmente; il lettore si morde le dita leggendo la storia di questo strano amore tra un tipo molto molto molto fuori di cocomero (per la verità, i simil-Asperger che conosco io sono persone infinitamente più normali) e la narratrice. Per la verità, è tutto molto prevedibile una volta preso atto del set & setting: eppure non si riesce a smettere di leggere, ed la cadenza sospesa del finale, per quanto anch'esso prevedibile, lascia quasi senza fiato. Non credo che lo rileggerò mai più, l'ho trovato veramente troppo amaro: in qualche sorta, anche la pazzìa (l'Asperger non è affatto pazzia, ma confonderli è perdonabile per noi profani) può essere terribilmente scontata e noiosamente umana. Vien da dire, disturbo per disturbo, i borderline sono più divertenti, più trascendenti la banalità del vivere.
Una riflessione a lato: vedendo quanti sforzi fa la simpatica protagonista per tenersi il suo neanche tanto simpatico matterello, mi viene da pensare: se ci sono donne belle, ricche, colte ed intelligenti disposte a dare tutto pur di tenersi stretto il loro uomo - anche quando l'uomo in questione è uno spreco di spazio ambulante, come dice un personaggio nel romanzo -, che chances ho io che ho la cellulite, non ho un ghello e praticamente non alzerei un dito neanche sotto tortura per sovvertire il corso di una relazione, anche quando sono innamorata?
(oddio, si la chance m'en dit, magari anche di più!)
Un'osservazione sulla storia: per quel poco poco che so dell'Asperger, è un disturbo delle relazioni interpersonali potenzialmente handicappante, ma il personaggio descritto nel libro è, ai miei occhi, semplicemente una smisurata testa di cazzo, molto più tale di tutte quelle che ho incontrato nella vita e sicuramente out-of-range rispetto alle persone che conosco con sintomi autistici. Non capisco perché la narratrice sia così ansiosa di appiccicargli addosso una diagnosi home-made di sindrome di Asperger, come è ansiosa di scusarlo per tutte le porcate che le fa: afaik, il tipo potrebbe benissimo essere NPD, psicopatico o semplicemente un deficiente inclassificabile. Dilettantismo per dilettantismo, io direi NPD. E' vero che i sintomi, sulla carta, sono quasi identici.
Poi ho letto la parte saggistica: dai sintomi direi che ho l'Asperger, e che ce l'hanno almeno un po' tutti i miei amici - ma né io né loro abbiamo niente in comune con il protagonista del romanzo, per fortuna, allora boh...?.
Beh, io ce l'ho un po' di sicuro - peraltro è diffusissima tra programmatori ed affini, al punto che è chiamata la malattia degli ingegneri. Ma il bello delle condizioni incurabili è che puoi fare a meno di pensarci, per cui ho riposto serenamente il libro senza altri strascichi. La prossima volta che vi mangio la faccia perché mi avete distratto da quello che stavo facendo, sappiate che non è menopausa precoce, è Asperger.
Théorie du bordel ambiant
Théorie du bordel ambiant de Roland Moreno
Le Livre de Poche

Allora, nel mio cervello fondamentalmente semplice gli scienziati ed i tecnici sono un'intera rampa di scale sopra gli intellettuali. Poi mi viene in mente che ci sono anche degli scienziati cattolici e mi passa la voglia di sparare delle generalizzazioni così.
Però ci sono anche degli intellettuali cattolici.
Uhm.
Alcuni dei miei amici tecnici sono le persone più creative ed intelligenti che conosco, e milioni di seghe mentali non valgono una sola buona idea.
Ah ok, mi sto impantanando. Mi piace la filosofia quando dà ragione alla scienza. Va bene, la pianto. Però preferisco mille volte leggere i tentativi di scrittura di un tecnico che non i tentativi di tecnica di uno scrittore. Oh. La Théorie è un libro con pretese letterarie di un tecnico / inventore ed è.... spassoso.
Inizio stasera a rileggere questo libro che è uno dei miei personalissimi classici.
Lo trovai più di dieci anni fa in un mercatino dell'usato e lo comprai perché l'autore era il detentore dei brevetti del prodotto commercializzato dalla ditta dove facevo la marketer da zzzzouvane***. M'aspettavo il peggio, ed invece wow. Il titolo si potrebbe tradurre con Teoria del casino generalmente diffuso, ed il libro parla giustamente di questo: il mondo è un gran casino, vediamo di leggerci un senso. Non meno comico dei Monty Python, contiene anche momenti di semplice, angosciosa lucidità: non tira conclusioni, è solo un viaggio su un ottovolante di brillante, allegra, geniale alienazione. E tira su di morale, infatti lo rileggerò per questo.
Altamente consigliato. Se non sapete il francese possiamo sempre lobbyzzare insieme affinché venga tradotto ed adattato in italiano.
*** siete curiosi? Il prodotto è la chip card. Nientemeno.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 24/01/07 at 09:03:14 pm | randomly put in the category Sul comodino | | Leave a commentNick Drake: The Biography
Patrick Humphries, Nick Drake: The Biography
Bloomsbury Publishing PLC; New Ed edition (24 Sep 1998)
ISBN-10: 0747535035
ISBN-13: 978-0747535034

Diario prolisso di una vita minima: cosa c'entra il Titanic con Nick Drake, perché il lettore deve sciropparsi un lungo prologo che parla del Titanic e dello zio dell'autore? Ma deve essere stata dura scrivere questo libro: la vita di Nick Drake è stata brevissima, poco notabile e scarsissima di testimoni. Nasce in una colonia inglese, va a scuola e poi all'Università, conosce Joe Boyd, fa quattro dischi, muore - probabilmente suicida, o forse, anche più atrocemente, vittima dei glitch di una psicofarmacologia ancora tentativa. Non è appassionante come Crazy Diamond o abilmente narrato come l'autobiografia di Tom Baker [bisogna che mi ricordi di scrivere su questo bellissimo libro], però è comunque interessante. Temo rimarrà sul comodino a lungo, visto che dato il periodo, leggo un paio di pagine a sera.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 08/01/07 at 01:21:45 am | randomly put in the category Sul comodino | | Leave a commentWhite heat
Inauguro una nuova categoria dedicata a quel che leggo. La vostra admin legge poco e culturalmente si sforza di vivere di rendita grazie alle intere biblioteche che si è letta quando era pikkola e non c'aveva un pesce da fare a parte leggere ubriacarsi e fare festa con gli amici.
Questo fa sì che il suo input culturale recente si limiti a tomi quali Le gioie di SQL Server, PHP and I, I treni di Ruby.
Occasionalmente però leggo ancora, e questo sarà il vergognoso compendio delle mie limitatissime avventure letterarie.

Per chi, come me, pensava che gli anni sessanta fossero il paradiso del sesso libero, dell'apertura culturale e delle droghe, questo libro provvede ad abbattere anche quest'illusione: sì, lo erano, ma per un'elite limitatissima. Per il resto, gli anni sessanta somigliano molto a quello che ricordo io degli anni ottanta: consumismo, debito pubblico e politici disinvolti. Alé.
Non c'è molta ricerca originale in questo libro: il tipo si è letto tutto il materiale esistente sul periodo e ne ha fatto un bignamone di esattamente 896 pagine, che comunque scorrono bene. Molto interessante la parte sugli intrighi politici. E' già a metà prezzo su Amazon.co.uk, se vi interessa.
White Heat: A History of Britain in the Swinging Sixties (Hardcover) by Dominic Sandbrook, Little Brown, £11,25
(prezzo di copertina: £22.50)