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Former freelance web developer Barbara Jacob was on the verge of breakdown because of appalling customers behavior and the huge mortgage she had to repay for all her foreseeable life. So one day she escaped to London, where she isn't happier but at least she can keep the wolf from the door. Well, and now that we are here, what we will do with our life?- Maggio 2008 (7)
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Non parlate con la gente che non ascolta.
Non serve a niente.
L'Inquieta un giorno mi dice gentilmente lunedì sera alle otto esco dal terapista a Willsden Green vicino a casa tua, se passi mangiamo un boccone insieme prima che io torni a casa.
Ora, Willesden Green è sì vicino a casa mia per gli standard londinesi, cionondimeno il percorso consta di alternative poco brillanti: un bus ed una metro, due bus, oppure tagliare a piedi per Anson Road, un paio di chilometri di una strada residenziale noiosina, e fino all'altro giorno non c'erano neanche foglie sugli alberi e veniva buio alle sette.
Così dico all'Inquieta: è meglio che ci vediamo un giorno in centro, a me Willesden Green è scomoda.
- Ma come? dice l'Inquieta istantaneamente piccata - Willesden Green è la stazione della metro per Cricklewood.
- Nah replico, io sto nella parte di Cricklewood verso Hampstead ed uso Kilburn.
L'Inquieta mi guarda come se la volessi fregare e con tono acido fa ma sei sicura?
Sicura? Ucciderei per cinque minuti in più a letto, figurati se non mi sono documentata sulle vie di fuga mattutine.
Passano un paio di settimane e l'Inquieta un giorno mi dice lunedì sera alle otto esco dal terapista a Willesden Green vicino a casa tua, se passi mangiamo un boccone insieme prima che io torni a casa. Ehi, non ci siamo. Vorrai mica che ti ripeta tutta la storia di prima.
- Willesden Green NON è vicino a casa mia... ma mi fermo qui mentre lei già fa con gli occhi accesi come no??.
Allora le spiego tutto, la rava e la fava. L'Inquieta non ci crede, sostiene che sono informata male. Ma insomma le faccio io ci abito, lo saprò bene?. La cosa sembra tagliare la testa al toro e mi compiaccio di aver sistemato la questione.
Senonché, dopo due tre settimane siamo da capo. Lunedì sono impegnata, le rispondo infine per farla breve. Ma Inquieta, ci sei o ci fai?
Io lo so che l'Inquieta non ascolta. A volte mi ripete i miei discorsi con la massima convinzione come se mi dovessero interessare (in altre parole ha recepito il succo ma non si ricorda che quelle cose gliele ho dette io). A volte si ricorda bene qualche dettaglio, ma la sostanza è che tu le parli e lei non registra. E' una ragazza intelligente ed animata da buone intenzioni, ma non ascolta, una di quelle belle donne le cui orecchie giacciono ai margini della coscienza, suppongo perché prese da un assordante monologo interiore.
Apprezzo le doti dell'Inquieta, ed in qualche modo mi piace, come persona. Però non resisto in sua compagnia cinque secondi, specie se presa da sola. Un po' perché è un'Inquieta, appunto, e probabilmente mi solleva un sacco di domande inutili e/o sgradite, e perché ho avuto la mia dose di persone che non ascoltano, la mia pazienza è finita, rausch, kaputt, over, einded, fini. O mi ascolti o non perdo dieci secondi a parlarti, già che ascoltar me stessa non m'annoia ma nemmeno mi compiace, ed ascoltare gli altri è divertente solo se reciproco.
Per cui l'Inquieta non la vedo spesso, anzi, di solito non la vedo mai. E mi dispiace, perché so che ha buone intenzioni e non capisce perché tengo le distanze malgrado la sua abbondante disponibilità. O forse lo immagina ma non ci può far granché, il che dev'essere un po' un brutto viaggio. Per i problemi dell'Inquieta, da fuori, la ricetta sembra facile: piantala di impegolarti nelle tue paranoie, apri le urce, non sentirti sempre al centro dell'attenzione, non sentirti sempre messa in discussione. Ma se fosse così facile, I guess, ci sarebbe già arrivata da sola.
Ho avuto altre persone che non mi ascoltavano nella mia vita. Il Signor Manicheverdi mi ascoltava, registrava tutto nei benché minimi dettagli ed archiviava per periodi di tempo superiori al decennio - ne ero così gratificata che sorvolavo sul fatto che tenesse nel cervello quei terabyte di dati senza farsene essenzialmente niente e con interesse molto relativo. Un mio amico, invece, a volte mi fa un sacco di domande e poi mi interrompe appena ho pronunciato la prima sillaba della risposta, ma lo fa solo quando è nervoso. Mia madre invece è un caso costante ed eclatante: le parli e lo vedi subito che le parole sono gocce di pioggia e lei ha aperto un ombrello idrorepellente. Il giorno dopo ti farà la stessa identica domanda, con lo stesso livello di non-attenzione, un po' come l'Inquieta. Provi a ragionare con lei: questo è un due, questo è un altro due, contiamo insieme, uno, due, tre, quattro. Lei ti guarda con quell'aria leggermente psicopatica e dice due più due fa tre. No, quattro ripeti tu. Ma è una gara persa. Infatti non le parlo più da tempo. A che pro?
Perché racconto tutto questo? Sostanzialmente per giustificare a me stessa il fatto che evito alcune persone che pure sbandierano buone intenzioni. Ora lo sapete: non mi ascoltano. Se lo faccio io a voi, tiratemi subito per un'orecchia, datemi un coppino, offritemi un caffé.
Voglio sperare che sia soltanto un problema tecnico.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 13.05 at 2129 pm | randomly put in the category Me | | 5 commentiEstate
Fuori ci sono duemila gradi, passata dal maglione alla canottiera.
La Universaldituttodipiù non mi ha ancora confermato se mi possono lasciare libera in anticipo e ciò mi irrita. So che non dovrei ma insomma, possono vivere anche senza di me, no?
Gran incricco alla schiena, aspirine e letto. Du maron.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 12.05 at 1951 pm | randomly put in the category Me | | Lascia un commentoIl deodorante come l'istat?
La commessa thai del Sainsbury's mi impezza volentieri, ed io mi lascio fare perché parla bello tondo e chiaro ed io capisco cosa dice.
Sono stanca della gente mi dice oggi, la gente puzza. Tante facce, tanti odori.
Uscendo, rifletto su quel che mi dice. Sì, i 30 gradi hanno colto alla sprovvista molta gente. Io ad esempio non ho niente da mettermi ed un certo quantitativo di ciccia che, cresciuto durante l'inverno, si è ritrovato scoperto all'improvviso. Merde.
Ma puzzare? Bisogna farlo apposta, diamine.
(certo, homeless esclusi. Ma quelli da Sainsbury's non ci vanno).
Mi torna in mente di colpo una cosa che ho visto in televisione, sulla mia amata BBC4. Intervistavano una pubblicitaria di mezza età, che faceva queste sconvolgenti rivelazioni:
"Negli anni settanta, tutti i deodoranti erano profumati. Dovevamo venderli, e li vendevamo come cosmetici, le pubblicità raccontavano che era bello fare un buon odore. Non si parlava di odore corporeo, quello è venuto dopo, negli anni ottanta. Perché? Perché era arrivata la recessione, la gente era scoraggiata, aveva paura del futuro, di colpo l'ottimismo era crollato. Allora abbiamo smesso di venderli come profumi ed abbiamo cominciato a venderli quasi come presidi sanitari. Abbiamo fatto pubblicità a deodoranti che garantivano di non puzzare per almeno 24 ore, abbiamo venduto assorbenti con le ali per evitare le perdite, abbiamo venduto spray per neutralizzare l'alito cattivo. E si vendevano, oh, se si vendevano... perché quando la gente ha paura, diventa ossessivo-compulsiva. Perché se nella tua vita non puoi controllare niente, non sai dove andrai a sbattere, è così rassicurante poter controllare almeno i venti centimetri intorno a te."
Qualcuno sa come vanno le vendite di deodoranti in questo periodo? Se vanno male, potrei spiegare alla mia cassiera che forse non è così grave che la gente puzzi un po'.
Goodbye universaldituttodipiù
Beh intanto le dimissioni le abbiam date. Rimane da fare il periodo di notifica.
Il boss è stato meraviglioso come sempre, i francesi m'han promesso che si resta amici, gli italiani non li ho visti, gli altri non si son scomposti più di tanto. Massì, faranno anche senza di me.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 07.05 at 2201 pm | randomly put in the category Me | | 1 commentoAltre musiche
iTunes ha deciso da solo di infliggermi Fur Alina di Arvo Part.
Agrodolce questo ricordo, non entusiasta come quello di ieri ed i Blonde Redhead.
Ottobre 2001. Il bombardamento mediatico sulla tragedia delle Twin Towers non s'era ancora spento - avevo perfettamente negli occhi la famosa foto del Falling Man, i residui dell'estate scivolavano verso l'autunno, io avevo fatto alcune scelte dovute, dovute da tempo, ma quanto mai pesanti. Avevo scontato una parte delle conseguenze, poi sarebbe venuto il resto.
Comprai questo disco ed andai nel parco pubblico a Porta Saragozza ad ascoltarlo con il lettore cd portatile. Era un pomeriggio tiepido e rilucente. Un pomeriggio in cui ero così sensibile a tutta la bellezza che mi circondava, un po' malinconica; sapevo di aver di fronte una bel po' di casini e non mi sbagliavo, ma per il momento tutto taceva.
Non successe nulla quel pomeriggio, se non che vidi chiaramente che era la fine di molto e l'inizio di qualcos altro, e questo mi rendeva del tutto calma e tranquilla. Forse sto bene solo nell'occhio di un ciclone, ogni altra situazione diventa struggimento o noia molto presto. Se riascolto Fur Alina, ritrovo questa sensazione intatta.
Ma stasera non ho voglia di ponderare oltre quel luminoso pomeriggio di ottobre 2001. Domani devo presentare le mie dimissioni dalla Universaldituttodipiù. Ho trovato un lavoro nella City, un cambiamento estremamente drastico per la freelancer di provincia che ero soltanto un anno fa, e non crediate che non abbia almeno un po' di tiepida ansia nell'immaginarmi in un mondo così alieno.
L'avrò fatto per amore del cambiamento? L'avrò fatto per godermi una settimana di insolita pace prima del caos? Nahhhh... questo cambio di rotta era programmato più di quanto sembra. Son qui per vedere anche come si gioca pesante, nei posti che contano, dove il diodenaro la fa da padrone e si fa proprio per davvero. Spero che non mi rompano le ossa, e se me le rompono le aggiusteremo, la curiosità vale qualche sacrificio. Ora vado a letto però, son proprio stanca.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 06.05 at 2217 pm | randomly put in the category Me | | Lascia un commentoIn bici all'alba
Io dove m'attacco muoio: per sicurezza non mi attacco mai.
A parte il Signor Manicheverdi, c'è stato un altro uomo nella piccola porzione di memoria biografica che conservo (la roba inutile si butta, no?). Chiamiamolo J. per amor di praivasi.
Conobbi J. in un periodo in cui per mia fortuna prendevo tutto molto meno sul serio di oggi. Lo conobbi un sabato mattina in una situazione di lavoro, ed indossavo un ridicolo paio di sandali di raso nero con una zeppa chilometrica ed un enorme nastro attorno alla caviglia. Me ne resi conto quando ormai era troppo tardi, che quei sandali erano incongrui per la situazione e l'allora sconosciuto J. mi apostrofò subito toh, abbiamo qui una che è arrivata direttamente dal Link.
J. era appetitoso: non saprei trovare parola migliore. Alto, elegante, un fisico stupendo, labbra carnose, occhi piccoli ed intelligenti ed un modo di fare diretto e senza complimenti. Quella mattina ci scambiammo solo poche parole, ma non potei fare a meno di esultare dentro di me è anche intelligente! Al punto che, una volta rimasta sola, mandai un sms ad Alberto Rubinelli con su scritto evvai, ho incontrato la mia prossima catastrofe. Frase profetica a metà, come vidi in seguito.
Non ricordo molto delle volte seguenti in cui incontrai J., salvo che notai una cosa di lui: era sfacciato ed inopportuno almeno quanto i miei sandali - aveva un modo di esporsi che andava oltre le convenzioni o la convenienza. Quello che io stessa avrei trovato sopra le righe, era impossibile non concederglielo: con quell'aspetto, poteva atteggiarsi a poeta maledetto quanto voleva. Quanto a me, gli saltellavo attorno con un inusuale (per me) mancanza di freddezza. Al punto che di lì a poco mi invitò a cena.
Cenammo assieme in un posto caldo e triste stile in da ghetto: passato un quarto d'ora, mi aveva già baciato, chiesto di andare a letto con lui e raccontato una serie di fatti che non avevo né chiesto né avrei voluto sapere. In your face, il mio caro J.. Dopo dieci minuti ne avevo già abbastanza. Ma per qualche motivo restai e più tardi quella sera, per un suo errore stupido che non starò a raccontarvi, mi apparve di colpo la sua fragilità, un lato completamente innocente di lui che mi conquistò molto più delle sue boutades da seduttore.
Ne nacque una relazione della quale non ricordo esattamente i confini temporali, ma durò pochissimo. J. era spaventosamente inattendibile. Ad un certo punto sparii dalla sua vita e per un pezzo mi sono chiesta perfino se, immerso com'era nei suoi viaggi, se ne sia accorto.
Come cantavano i CCCP l'ultima volta non arriva mai, e chi mi conosce sa il seguito. Ma torniamo a quel periodo in cui apparentemente le nostre strade si separarono. Bella o brutta che fu quella fulminea relazione, mi diede anche da postuma una felicità che stento a ritrovare. Intanto avevo amato, seppur per breve tempo, una persona che non fosse il signor Manicheverdi - avevo conosciuto una persona vera, un uomo con una personalità travolgente e già questo mi ridava piena fiducia in me e negli altri. Mi piaceva la mia immagine riflessa nello sguardo di J.. ed in generale vissi quelle settimane nella pia illusione (quella sì, illusione) che il mondo avesse un'eccitante avventura dietro ogni angolo. La mattina mi alzavo all'alba e percorrevo chilometri su chilometri in bicicletta, ascoltando i Blonde Redhead con il walkman, piena di un'energia che nasceva da una totale mancanza di giudizio su me stessa e su tutto il resto. Esistere era sufficiente; esistere era percepire: si aprivano milioni di possibilità.
Stasera sono qui che ascolto le canzoni di quel tempo: Hated despite her great qualities, For the damaged, Doll is mine, 10 Feet high e quelle sensazioni mi ritornano intatte. Sono invecchiata, certo, ma non sono passati mille anni. Sotto quel cinico realismo che mi protegge, sono certa che c'è ancora quella che ero io. E J., non era forse meraviglioso? Le botte che ci siamo presi dalla vita, in vicende diverse, sia io che lui, ci hanno sfigurato? Ci hanno reso stanchi, disillusi al punto da aver perso lui quel fascino straordinario che lo seguiva come un'aura ed io la mia preziosa capacità di essere felice?
Stasera mi viene da pensare di no. Un'improvvisa agitazione ottimistica mi ha preso. Bisogna ricominciare, ricominciare da allora: io avevo capito tutto, ma è stato troppo breve, e non me ne sono accorta.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 05.05 at 2116 pm | randomly put in the category Me, XXX | | 3 commentiAl seggio
Ieri avevo ben altre gatte da pelare, comunque sono andata a votare. Sul mio certificato elettorale c'era scritto che il seggio era nella saletta condominiale di Templar House, su Shoot-up Hill - senza numero civico. Siccome Shoot-up Hill è lunga ed in salita, ho googlato assai, senza risultato - finché non è uscito che quello è un condominiazzo d'autore e sulla pagina web di quell'architetto c'è una indicazione del punto in cui si trova (non il numero civico, ma solo che è all'angolo con St Cuthbert Road. Okkei).
Trovato il condominiazzo, c'era un tale deserto che credevo di aver sbagliato giorno. Mi sono rivolta ad una band di muratori che mi hanno finalmente dato una dritta e sono arrivata al seggio.

Due minuti di fila causa zdaura senza occhiali - alla fine il presidente del seggio ha votato per lei, sotto dettatura. Non avevo con me il certificato elettorale perché avevo letto che non serviva, ma mi sono presentata con la carta d'identità. Inutile: non serviva neanche quella. M'han chiesto nome ed indirizzo e han spuntato il mio nome da una lista. Schede strappate da un blocchetto, diretta alla cabina (aperta!), quattro croci, zac zac zac, votato a sinistra, un po' alla caz visto che non ne so obiettivamente granché dei partiti qui. Solo la matita era come alle elezioni italiane. Infilo le schede insieme nell'unica urna (senza piegarle!). Chiedo se c'è altro: no, it's allright, cheers mate. Fine dell'operazione. Tutto molto semplice, molto tranquillo, senza solennità alcuna.
Gli exit polls danno vincente Boris, mentre io ho votato per Ken, sindaco di Londra da quando esiste la poltrona. Non ho potuto fare a meno di pensare che io porto un po' sfiga ai miei candidati.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 02.05 at 2038 pm | randomly put in the category Me, Life on Mars | | Lascia un commentoIn aumento la tossicodipendenza tra gli anziani
Ebbeh?
Qual'è il problema?
Pur io che sono astemia, ferocemente straight-edge e nemmeno mi faccio le canne, penso che da vecchia (se ci arrivo) esplorerò l'uso delle droghe ricreative.
Non le canne, per carità. Provato qualche volta, non sopporto la sensazione che mi danno, non sopporto la cultura e la mitologia che le circondano. Ma qualche sostanza psichedelica, la proverò senz'altro.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 30.04 at 2033 pm | randomly put in the category Me, Life on Mars | | 3 commentiAnche questa settimana di vacanza scivolerà via rapidamente
... ed io ho dato un po' di corda a qualche cacciatore di teste, chissà che non mi portino via dalla Universaldituttodipiù, giusto affinché la mia vita lavorativa continui ad intrattenermi ancora un po'.
Per ora il risultato è che queste ferie stanno prendendo una piega un po' quaresimale, tra viaggio in Italia e domande bizzarre genere come ti vedi tra cinque anni. Io tra cinque anni non mi vedo proprio, figurarsi. Comunque sono abbastanza di buonumore.
Ho perfino voglia di volere bene a qualcuno.
Nientemeno.
Una donna che non ha problemi se li cerca, si sa.
Be it so be quick
Don’t run just walk and walk and walk
Don’t loose yourself to decorate
Somewhere on your wall
Cause somewhere in your mind
You know you are doing fine
Holding secret hair locks
You’ll pluck before you hide
Eh, eh!
The meaning of life
In uno dei barazzi dove mi ha portato Andy nel corso del mio fulmineo soggiorno italiano, c'era un ubriaco che piangeva e ad un certo punto ha detto "Io voglio capire il senso della vita".
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 29.04 at 2306 pm | randomly put in the category Me | | 1 commentoNon molto da raccontare
Devo scrivere a Sara e Stefano! Nonché chiedere scusa alle varie persone cui ho fatto il pacco...
E' andata che sono arrivata a Bologna verso mezzanotte, ed appena ho visto la quiete dell'aeroporto Marconi in notturna, ho deciso che io lì non ci volevo stare manco un minuto. Era davvero come se non fossi mai partita, come se tutti i pasticci, i ritardi, i contrattempi e gli imbarazzi della mia prima partenza fossero da riaffrontare.
All'aeroporto mi aspettava Massimo - dritto come un palo, in mezzo alla porta del gate e con gli occhi semichiusi dalla stanchezza. Dimagrito (un po' sciupato), con i capelli più lunghi del solito e l'espressione rincoglionita, ci ho messo un paio di secondi a riconoscerlo. Quanto a me, reduce da una giornata frenetica, tirandomi dietro la vecchia valigia rotta (vuota salvo un paio di gadget che dovevo portare a Federico, più spazzolino e dentifricio), non dovevo presentarmi tanto meglio. Tuttavia, rivederlo, e più tardi rivedere Federico, e mio padre, è stata tra le uniche note positive di questo viaggio assai infelice.
Il caldo mi ha preso subito alla pancia, non ho dormito niente e mi sono presentata la mattina per sbrigare tutto l'ambaradan notarile che sembravo una punkabbestia o giù di lì. Dopo sono andata all'albergo Minerva che avevo prenotato, ma alla reception non c'era nessuno, ho chiamato un po' ma nulla. Tra l'afa ed i postumi da insonnia, pensavo che sarei svenuta lì, per cui sono uscita, ho aspettato un autobus per tornare da Andy, ma erano tutti pieni ed il numero del taxi sempre occupato. Allora ho camminato fino alla Bolognina, raggiunta la quale mi sono buttata sul letto-con-buca del mio ex insegnante e mi sono alzata solo per cena. Ho mangiato con Federico alla pizzeria Belle Arti e lì per qualche ora sono stata contenta, era come rivedere le parti migliori della mia vita precedente; stare con le persone alle quali voglio bene. Al mattino dopo sono andata da mio padre; poi ho comprato al volo un biglietto della Ryanair da Treviso che mi è costato un iradiddiio, ed alle tre ero già sulla via del ritorno. Alle tre del mattino lasciavo la mancia al mio autista di blackcab che ha gentilmente aspettato che io trovassi le chiavi di casa per andarsene.
E' inutile, sei mesi sono pochi per aver nostalgia. L'unico mio desiderio era ritrovarmi al più presto al sicuro, nella topaietta di Cricklewood, lontano da tutti gli incarognimenti del mio passato recente, lontano dalle voci tonanti dei miei conterranei e dalle mie angoscie e paranoie private. Non è la prima volta che un posto mi prende così male da non poter starci un minuto di più, ma è stata sicuramente la peggiore. Anyway, appena ho rimesso i piedini in UK ero di nuovo in forma splendida.
Mi dispiace per chi non ho visto: il Signor Manicheverdi, che sembrava così contento di sentirmi, Sara e Stefano, Davide, MnU e Karl. Mi dispiace un po' per Massimo con il quale finisce sempre che non ci si vede, o se ci si vede è in fretta e furia e sempre compressi tra i rispettivi impegni. Massimo è stato il mio amico più intimo per tanti anni, adesso mi sembra che le nostre differenze pesino sul rapporto più delle nostre somiglianze, o forse è che siamo un po' depressi entrambi e generalmente poco entusiasti - sicuramente ha pesato un momento difficile durante il quale ci siamo trovati ad avere punti di vista nettamente diversi su una questione. Tuttavia, mi sento ancora molto legata a lui e gli voglio molto bene. Può non sembrare: in fondo sono scappata, ma non da lui - sfuggivo piuttosto ai miei fantasmi privati e si sa, nessuno ti può tirar su dagli inferni in cui ti cacci da solo. Apprezzo sinceramente gli sforzi che ha fatto per farmi sentire voluta bene e che hanno contribuito a rendere l'intera operazione meno sgradevole.
Nel complesso insomma è stato un viaggio assai difficile che ha lasciato qualche strascico: faccio dei brutti sogni, mi sento piuttosto distratta e deconcentrata.
Per ora mi rassicura essere a casina bella, poi si vedrà.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 27.04 at 1916 pm | randomly put in the category Me | | Lascia un commentoBack in Cricklewood
A volte preferisco lisciare le mie paranoie per il verso del pelo
Stranded in Italy
Spiaggiata a casa di AndyCapp da ieri sera, che è andato ora gentilmente a far shopping per me; io non mi sono mossa dal letto a parte andare a vendere la casa ed avere un incontro improptu con mia madre.
Ho telefonato al Signor Manicheverdi che mi piacerebbe molto rivedere, ma un occhiata allo specchio - vedo una donna pallida, occhiaiuta, scarmigliata - mi ha convinto che è meglio lasciar stare. Tanto più che riparto domani pomeriggio.
Potrei dire che ho troppo da fare a Londra adesso per stare qui fino a domenica, ed è vero. Ma è anche vero che star qui mi fa una pena incredibile, è come se la mia vita fosse andata avanti senza di me, mi sento un vero revenant o zombie dir che si voglia. Lo so che è irrazionale ma oh, cosa volete che vi dica. Magari torno una volta che non ho da vender case (e rimetterci un tot di soldi) e veder mia madre piantar grane.
Oh, la mia povera animella indolenzita. Nel frattempo, anche l'altra mia vita continua ad andare avanti senza di me, i recruiter mi tempestano di telefonate, è arrivato prestissimo il risultato di un esame che ho fatto ieri pomeriggio à la caz, portandomi dietro la valigia, scrivendo le risposte in fretta e furia senza pensarci su, e poi correndo fino a Gatwick arrivando a prendere l'aereo praticamente zompando sul predellino prima che le porte si chiudessero. L'ho fatto per curiosità ed invece sono passata with flying colours. Urca, magari valgo qualcosa, magari è l'inizio di qualcosa. Se solo non fossi così scoraggiata e presa dall'ansia, da un misto di disagio, senso di inferiorità e senso di colpa, un mix di rubbish feelings e tiramenti di culo assortiti. Banalmente, è anche che non ho dormito una cippa. Magari se dormo domani sarà tutto diverso.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 23.04 at 1708 pm | randomly put in the category Me | | 8 commentiSouthbound again (e preferirei farmi togliere un dente)
Per l'emigrante volontario, la telefonata a casa e la visita a casa sono notoriamente momenti difficili.
Quanto a me, che devo far un salto colà, in quel paese dove la cherry diet coke non esiste (e nemmeno la cherry coke normale) - ho paura che atterrando a Bologna, io scopra che vivere qui - la topaietta di Cricklewood, la Universaldituttodipiù, le cene della domenica con il Club del Cucito - tutto si dissolva in un puff di fumo, e che mi si dica guarda, è stato solo un sogno.
Paura che cada l'aereo del ritorno (potrebbe cadere quello dell'andata, ma quello del ritorno fa ancora più dispettoso). Potrebbero non esserci più aerei di ritorno. Potrei cadere in una buca causata dall'incuria cofferatiana, spaccarmi una gamba ed essere costretta a rimandare il ritorno, abbastanza perché la Universaldituttodipiù mi licenzi e nessuna delle ottomilioni di web agency voglia una developer difettosa.
Potrei essere inghiottita dall'Aposa in piena. Cadere dalla torre degli Asinelli. Perché, diciamocelo chiaro, quella era la mia terra, ma non era il mio posto. Non lo è mai stato, e non c'è da stupirsi che io ora, paranoicamente, gli attribuisca a caso delle intenzioni ostili. In certi momenti di noia ho giocherellato con l'idea della nostalgia: ora all'idea di tornare lì per tre giorni mi viene un attacco di emorroidi, figurarsi.
Son di umore maligno; Cricklewood non mi è mai sembrata così bella e non ho voglia di lasciarla nemmeno per cinque minuti. Mi tiro queste iazze da sola per esorcizzare le mie paure. Per fortuna che stasera sono stata al concerto dei Blonde Redhead, la loro musica è come la mamma per me (in senso astratto, mica la mia che coprirei di schiaffoni, altroché). Ma per esorcizzare il viaggio a Bologna, oltre che suonare avrebbero dovuto farmi le coccole, e forse manco quello sarebbe bastato.
Camminando per Shepherd's Bush, nel tepore primaverile, riascoltavo con l'iPod - I can't get enough - le loro vecchie canzoni che raccontano di anime azzoppate, cecate, smozzicate e sbilenche, i limoni danneggiati dei loro vecchi album, con un tono che nulla risparmia alla miseria, ma con un tocco di glamour: non abbastanza da far sembrare quelle condizioni desiderabili, ma a sufficienza per essere quasi maternalmente consolatorie.
Ho da qualche parte l'email del regista di un loro video: mi scrisse tempo fa per dirmi che di Scopitoni non ne sapeva mezza (gliene avevo pubblicamente attribuito uno), poi ogni tanto ci siamo scritti, l'ultima volta gli raccontai che stavo per partire per Londra, cosa che lui disapprovava.
Se tutto va bene, prometto che appena torno gli riscrivo, spiegandogli che sto qui da un po', che sto bene, e che se emigrare qui si paga in sangue - in soldi, in energie e in separazioni - alla fine la gente è carina, Cricklewood è un bel posto e la città non è così cara come si pensa.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 22.04 at 0024 am | randomly put in the category Me | | 4 commentiSenza trecce
Per Andy che deve venire a prendermi all'aeroporto:
le trecce sono in fase di "riposo" (tipo rotazione delle colture cerealicole), ancora per un paio di settimane almeno, e dovrei avere più o meno questo aspetto:

Sì, lo so che mi conosci da anni, ma come dire, così arrivi preparato
He has come to take us to a better place

Ma non lo vedi che è una storia troppo triste?
Passando in autobus, guardavo una famigliola di indiani davanti al Tricycle, a Kilburn, mamma babbo e due bambini. Poi un oggetto volante ha attratto il mio occhio: era una sportina di plastica azzurra, quelle che qui danno i supersave ed i costcutter. Trascinata da una folata di quel vento londinese bastardo che ti si alloggia nelle ossa, la sportina volava alta sopra il Tricycle.
Allora mi sono ricordata di un gioco che facevo da bambina: prendevo una sportina di plastica, la legavo al bandolo di un gomitolo di spago e, dalla terrazza, facevo a gara con i bambini del piano sopra e sotto a chi faceva volare la propria sportina più lontano. Era un gioco meno raffinato dell'aquilone - la minima ingegnerizzazione riguardava metodi e sistemi per tenere la sportina aperta e gonfia d'aria. Ma a me piaceva moltissimo ed era contagioso: nelle giornate di vento, da tutti i palazzi vicini pendevano sportine legate con lo spago. Non eravamo certo figli di poveri: piccola borghesia piuttosto, avevamo le Barbie ed i Big Jim, magari con qualche accessorio di lusso tipo il camper o la canoa, ma questo nulla toglieva al fascino del gioco della sportina.
Era una cosa che avevo seppellito nella memoria, sono trent'anni quasi che non vedo volare una sportina legata con lo spago. Oggi sarebbe indecoroso: questo mi dà la misura del tempo passato. Per qualche misterioso motivo mi è tornata in mente la scena finale di Love Life, il romanzo della Shalev: la madre che racconta alla protagonista bambina favole ebraiche, in un vertiginoso flashback apparentemente disconnesso dalla trama del libro. Ed il padre che la rimprovera: ma non lo vedi che è una storia troppo triste?
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 15.04 at 2130 pm | randomly put in the category Me | | 7 commentiTutto come da copione
E /me fa spallucce: la cosa non la riguarda. Però mi dispiace lo stesso. La noia e l'imbarazzo e la pena di avere il proprio paese ed i proprii amici governati da un pluripregiudicato. Curiosamente, mi sento sola ed un po' paracula a non essere sulla stessa barca.
Per il resto, spero solo che questi quattro giorni passino in fretta. Dopo, sono in ferie.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 14.04 at 2353 pm | randomly put in the category Me, Life on Mars | | Lascia un commentoBuona fortuna
Colonna sonora: Smells like teen spirit nella versione di Tori Amos
La vostra admin, che per la prima volta in vita sua non va a votare, ed è amareggiata di scoprirsi a pensare a Georges Brassens
qu'on se pende ici, qu'on se pende ailleurs
s'il faut se pendre
augura a tutti i lettori italiani buona fortuna, vi ricorda che mal che vada si può sempre emigrare, e vi consiglia la lettura di quest'articolo. Leggetelo tutto però, c'è più del titolo.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 12.04 at 1237 pm | randomly put in the category Me, Life on Mars | | 1 commentoEd invece sognava di un mostro gigante che facesse un sol boccone...
Sono un po' ossessionata dalle vicende di laggiù in questo periodo (e dire che tempo fa rimproveravo affettuosamente GattoVI di parlare troppo dell'Italia). Saranno le elezoni incipienti, saranno i miei conti personali irrisolti - se dessi retta al mio cuore farei una strage. Per cui, invece di far la brava immigrata di lusso, passo il tempo a girarmi coltelli nelle piaghe: ah, se fossi venuta qui da giovane, quando ancora avevo un'anima flessibile e non questo cosa che mi ritrovo ora che dove s'attacca muore, che anche se le dessero la luna vorrebbe il suo gatto nero ed il signor Manicheverdi, mica perché siano migliori del resto, ma solo perché lì s'è attaccata e lì vuol morire, ah, stupida Ba che guarda da fuori la propria mancanza d'immaginazione ed arriccia il naso. Ah, che ci vuol fare, signora mia, I know I am damaged goods.
Damaged goods.
Mi serve una casa permanente, non vivere in una camera ammobiliata "per professionisti".
Toccherà andare a vivere nell'East End.
E se fossi andata in Francia? La sera a volte faccio una passeggiata con Caroline, a lei fa piacere parlare la sua lingua, ed io racconto delle cose che in inglese non mi verrebbero neppure in mente. Per un po' sogno una casina a Marsiglia in riva al mare; poi ascolto France Inter per un paio d'ore e mi passa: ah, l'inutile anima polemica mediterranea, tanto divertente da ascoltare, ma viverci, ragazzi miei, viverci - tanto berciare, come diceva Georges Perec, per faccende di sciacquoni tirati all'alba, cerini spenti che volano dalle tovaglie scosse sulla strada, piccoli rancori da dirimpettai, mentre io sogno di un mostro gigante che faccia un sol boccone delle comari tutte.
Vedremo dove stare, vedremo chi essere. Per il momento tocca tornare in Italia a vendere la casa, ed è forse per questo che il passato mi ronza in testa come un tafano, con tutte le sue domande fastidiose.
Proudly broadcasted by barbara_jacob starting from 10.04 at 2208 pm | randomly put in the category Me | | 1 commento